Le favole di Lang

LIBRO VIOLA

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The Goat's Ears of the Emperor Trojan

(MP3-2,7MB;05'40'')


Once upon a time there lived an emperor whose name was Trojan, and he had ears like a goat. Every morning, when he was shaved, he asked if the man saw anything odd about him, and as each fresh barber always replied that the emperor had goat's ears, he was at once ordered to be put to death.

Now after this state of things had lasted a good while, there was hardly a barber left in the town that could shave the emperor, and it came to be the turn of the Master of the Company of Barbers to go up to the palace. But, unluckily, at the very moment that he should have set out, the master fell suddenly ill, and told one of his apprentices that he must go in his stead.

When the youth was taken to the emperor's bedroom, he was asked why he had come and not his master. The young man replied that the master was ill, and there was no one but himself who could be trusted with the honour. The emperor was satisfied with the answer, and sat down, and let a sheet of fine linen be put round him. Directly the young barber began his work, he, like the rest, remarked the goat's ears of the emperor, but when he had finished and the emperor asked his usual question as to whether the youth had noticed anything odd about him, the young man replied calmly, 'No, nothing at all.' This pleased the emperor so much that he gave him twelve ducats, and said, 'Henceforth you shall come every day to shave me.'

So when the apprentice returned home, and the master inquired how he had got on with the emperor, the young man answered, 'Oh, very well, and he says I am to shave him every day, and he has given me these twelve ducats'; but he said nothing about the goat's ears of the emperor.

From this time the apprentice went regularly up to the palace, receiving each morning twelve ducats in payment. But after a while, his secret, which he had carefully kept, burnt within him, and he longed to tell it to somebody. His master saw there was something on his mind, and asked what it was. The youth replied that he had been tormenting himself for some months, and should never feel easy until some one shared his secret.

'Well, trust me,' said the master, 'I will keep it to myself; or, if you do not like to do that, confess it to your pastor, or go into some field outside the town and dig a hole, and, after you have dug it, kneel down and whisper your secret three times into the hole. Then put back the earth and come away.'

The apprentice thought that this seemed the best plan, and that very afternoon went to a meadow outside the town, dug a deep hole, then knelt and whispered to it three times over, 'The Emperor Trojan has goat's ears.' And as he said so a great burden seemed to roll off him, and he shovelled the earth carefully back and ran lightly home.

Weeks passed away, and there sprang up in the hole an elder tree which had three stems, all as straight as poplars. Some shepherds, tending their flocks near by, noticed the tree growing there, and one of them cut down a stem to make flutes of; but, directly he began to play, the flute would do nothing but sing: 'The Emperor Trojan has goat's ears.' Of course, it was not long before the whole town knew of this wonderful flute and what it said; and, at last, the news reached the emperor in his palace. He instantly sent for the apprentice and said to him:

'What have you been saying about me to all my people?'

The culprit tried to defend himself by saying that he had never told anyone what he had noticed; but the emperor, instead of listening, only drew his sword from its sheath, which so frightened the poor fellow that he confessed exactly what he had done, and how he had whispered the truth three times to the earth, and how in that very place an elder tree had sprung up, and flutes had been cut from it, which would only repeat the words he had said. Then the emperor commanded his coach to be made ready, and he took the youth with him, and they drove to the spot, for he wished to see for himself whether the young man's confession was true; but when they reached the place only one stem was left. So the emperor desired his attendants to cut him a flute from the remaining stem, and, when it was ready, he ordered his chamberlain to play on it. But no tune could the chamberlain play, though he was the best flute player about the court - nothing came but the words, 'The Emperor Trojan has goat's ears.' Then the emperor knew that even the earth gave up its secrets, and he granted the young man his life, but he never allowed him to be his barber any more.



Volksmarchen der Serben.

Le orecchie di capra dell'imperatore Troiano

 


Una volta viveva un imperatore che si chiamava Troiano e aveva le orecchie come quelle di una capra. Ogni mattina, quando era rasato, chiedeva all’uomo se vedesse qualcosa di insolito in lui, e come ogni nuovo barbiere rispondeva che l’imperatore aveva le orecchie di capra, egli ordinava subito che fosse messo a morte.

Dal momento che questo stato di cose durava da un po’, a malapena era rimasto in città un barbiere che volesse radere l’imperatore, e venne il turno del Capo della Società dei Barbieri di andare a palazzo. Ma, sfortunatamente, proprio al momento di partire il capo si ammalò all’improvviso e disse a uno dei suoi apprendisti che doveva andare al posto suo.

Quando il giovane fu ammesso nella camera da letto dell’imperatore, gli fu chiesto perché fosse venuto lui e non il suo capo. Il giovane rispose che il capo era malato, e che non c’era un altro se non lui di cui si sarebbe fidato sull’onore. L’imperatore fu soddisfatto della risposta e sedette, poi si lasciò avvolgere in un telo di finissimo lino. Il giovane barbiere cominciò subito il lavoro e, come tutti, notò le orecchie di capra dell’imperatore, ma quando ebbe finito e l’imperatore gli rivolse la solita domanda se avesse notato qualcosa di strano in lui, il giovane rispose tranquillamente, “No, assolutamente nulla.” Ciò piacque tanto all’imperatore che gli diede dodici ducati e disse, “D’ora in poi verrai ogni giorno a radermi.”

Così quando l’apprendista tornò a casa e il capo gli chiese come fosse andata con l’imperatore, il giovane rispose, “Oh, molto bene, ha detto che dovrò raderlo ogni giorno e mi ha dato dodici ducati;” ma non disse nulla sulle orecchie di capra dell’imperatore.

Da quell momento l’apprendista andò regolarmente a palazzo, ricevendo ogni volta dodici ducati come pagamento. Ma dopo un po’, il segreto, che custodiva attentamente, cominciò a pesargli e desiderò rivelarlo a qualcuno. Il capo si accorse che aveva in mente qualcosa e gli chiese che cosa fosse. Il giovane rispose di essere afflitto da mesi e che non si sarebbe sentito meglio finché qualcuno non avesse condiviso il segreto.

”Beh, fidati di me,” disse il capo, “lo terrò per me; oppure, se non ti piace fare ciò, confessati con il tuo sacerdote, o va in un campo qualsiasi fuori città, fai un buco e, dopo averlo scavato, inginocchiati e sussurra tre volte il tuo segreto nel buco. Poi ricopri di terra e vai via.”

L’apprendista pensò che questo fosse il piano migliore, e quello stesso pomeriggio andò in un prato fuori della città, scavò un buco, poi si inginocchiò e vi sussurrò dentro tre volte, “L’imperatore Troiano ha le orecchie di capra.” E come l’ebbe detto gli sembrò di essersi liberato di un grosso peso, spalò attentamente la terra e corse a casa spensieratamente.

Passarono le settimane e sul buco spuntò un albero che aveva tre fusti, tutti dritti come pioppi. Alcuni pastori, conducendo nei paraggi le loro greggi, notarono l’albero che cresceva lì e uno di essi tagliò un fusto per farne flauti; appena cominciò a suonare, il flauto non fece altro che cantare: “L’Imperatore Troiano ha le orecchie di capra.” Naturalmente non ci volle molto prima che l’intera città sapesse di questo flauto portentoso e di ciò che diceva; e, infine, la novità raggiunse l’imperatore nel suo palazzo. Immediatamente mandò a chiamare l’apprendista e gli disse:

”Che cosa detto di me a tutto il mio popolo?”

Il colpevole tentò di difendersi dicendo che non aveva raccontato a nessuno ciò che aveva notato; ma l’imperatore, invece di ascoltare, estrasse la spada dal fodero, cosa che spaventò tanto il povero ragazzo da fargli confessare con precisione ciò che aveva fatto, di come avesse bisbigliato la verità tre volte alla terra e un albero fosse spuntato proprio in quel punto, e del flauto che ne era stato ricavato, il quale ripeteva le parole che lui aveva pronunciato. Allora l’imperatore ordinò che fosse preparata la sua carrozza, prese con sé il ragazzo e si fecero condurre sul posto, perché voleva da sé se la confessione del ragazzo fosse vera,; ma quando raggiunsero il luogo era rimasto un solo fusto. Così l’imperatore volle che l’attendente gli ricavasse un flauto dal fusto rimasto, e, quando fu pronto, ordinò al ciambellano di suonarlo. Ma il ciambellano non poté ricavarne alcun suono, sebbene fosse il miglior flautista di corte – niente uscì se non le parole, “L’Imperatore ha le orecchie di capra.” Allora l’imperatore capì che neppure la terra manteneva i segreti, e concesse salva la vita al ragazzo, ma non gli permise mai più di essere il suo barbiere.



Fiaba popolare della Serbia



(traduzione dall'inglese di Annarita Verzola)

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